Varese, Io ho visto alla Anna Frank

Duecento studenti delle terze medie della Anna Frank di Varese hanno seguito con attenzione una presentazione di Io ho visto avvenuta lunedì 30 maggio. Gli studenti avevano preparato dei cartelli che hanno esposto davanti all’aula magna in cui si è svolta la presentazione

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La mattinata è stata organizzata e condotta dal professor Riccardo Prando e a parlare agli studenti delle stragi nazifasciste Pier Vittorio Buffa e Paola Medri, che ha anche letto alcuni brani del libro. I racconti di Gino Ventura, Francesco Pirini e Maddalena Gazzetta sono stati letti in un’aula attenta e silenziosa. Alla fine la canzone Sussidiario di un vecchio bambino scandita dai ragazzi con il battito ritmato delle mani.

Le letture hanno proposto via via diversi temi che hanno suggerito diverse domande ai ragazzi. Su una, in particolare, ci si è soffermati più a lungo. “Avete notato un atteggiamento diverso tra i sopravvissuti che hanno perdonato e quelli che invece non riescono a farlo?”, è stato chiesto. “Si, forse in chi ha perdonato c’è una pace diversa, come una serenità, ma nessuno sa se sia davvero così, perché non si dimentica e non si dimentica il dolore”.

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Nei giorni successivi i ragazzi della III E hanno discusso e ragionato su quello che hanno ascoltato, hanno riflettuto. Il loro professore, Riccardo Prando, ha riassunto i loro pensieri. Molti diretti a Paola e Pier Vittorio, altri sulla guerra, su quello che hanno ascoltato. Eccoli

“Ammiro la forza e il coraggio che ha avuto nell’ascoltare quelle storie così terribili: mi piacerebbe molto leggere il suo libro perché quanto ho ascoltato mi ha davvero commosso”.

“Se oggi viviamo così bene è grazie a quelle persone che si sono sacrificate per noi”.

“Vorrei ringraziarla per avermi fatto pensare per la prima volta in modo serio alla guerra, che prima davo per scontata e che rischia di andare dimenticata fra noi giovani”.

“Lei e sua moglie mi avete fatto venire i brividi: lo sentito la crudeltà dei nazisti verso persone inermi”.

“Tra qualche anno nessuno forse si ricorderà più di cosa è stata la guerra e quindi il futuro dipenderà tutto da noi, che avremo il compito di raccontare la storia”.

“Le storie che ha letto sua moglie non sono favole, ma testimonianze vere che ci fanno rivivere ogni atto di quelle tragedie. Il suo libro a mio parere dovrebbe fare il giro del mondo”.

“Mi sembra giusto scusarmi con lei per i problemi al computer. Peccato, perchè penso che lei abbia interpretato al meglio le vicende che ha raccolto in giro per l’Italia: dimenticarle sarebbe un grosso errore. Per questo sono felice di averla conosciuta”.

“non so se tutte le persone avrebbero il coraggio di ascoltare, come ha fatto lei, quelle storie terribili. Mi chiedo come abbiano potuto accadere. Faccia i complimenti a sua moglie per come le ha lette!: ci siamo immedesimati nei protagonisti”.

“Grazie a lei e a sua moglie, il concetto di atrocità mi è diventato più chiaro e mi ha particolarmente coinvolto”.

“Voglio ringraziarla per la lezione di vita che ci ha lasciato. Detto sinceramente, ci sono rimasta male perchè ci avete dedicato del tempo e poi il computer non funzionava. Sono rimasta stupita dalla sua forza nel raccontare quelle storie”.

“E’ sempre molto interessante capire cosa è successo, così da non rifare gli stessi errori. Invece molte persone se ne fregano e pensano che tutto sia passato e non accadrà mai più”.

“L’incontro mi è servito per capire il vero senso di quel dolore. Tra non molti anni quelle storie verranno dimenticate, ma rimarrà sempre il suo libro a ricordarcele”.

“Grazie perchè il vostro intervento mi ha permesso di approfondire un argomento già affrontato in classe e che, però, voi avete reso vivo attraverso le testimonianze dei sopravvissuti”.

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