Category Archives: Senza categoria

Boston, una nuova testimonianza su Sant’Anna di Stazzema

141011_D4N4205141011_D4N4215

Serata emozionante quella vissuta a Boston, in una sala del Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Cambridge. Il circolo italiano della citttà, il 6 ottobre, vi ha organizzato la presentazione di Io ho visto.  Un pubblico numeroso e attento, composto soprattutto da italiani che vivono e lavorano a Boston e Cambridge, ha seguito con attenzione la presentazione di Pier Vittorio Buffa e le letture di Paola Medri che sono state precedute da un’introduzione della presidente del circolo, Susan Angelastro. E’ stato anche proposta una parte della testimonianza dell’ex SS Adolf Beckert al processo per la strage di Sant’Anna di Stazzema (racconta l’eccidio davanti alla chiesa di Sant’Anna) e, alla fine, la canzone di Luca Bussoletti, Sussidiario di un vecchio bambino.

Molte, alla fine, le domande del pubblico. Poi ha chiesto di parlare Barbara Poggio (nella foto qui sotto).

141011_D4N4220

La sua non è stata una domanda, ma una struggente testimonianza. Ha raccontato di sua mamma Maria Pia Mascaretti che il 12 agosto 1944 era sfollata a Sant’Anna di Stazzema.

“La mia mamma era davanti alla chiesa di Sant’Anna di Stazzema, ha visto quello che ha descritto l’SS che abbiamo ascoltato prima. E’ rimasta viva per miracolo. I tedeschi uccidevano le persone a gruppi di dieci.  La mamma era nell’ultimo, l’ultima dell’ultimo gruppo. Le SS iniziano a sparare. Le arrivano vicino, la donna accanto ha un bimbo in braccio, sta per essere uccisa, passa il piccolo alla mia mamma. L’ufficiale tedesco che è davanti alle due donne si infuria, afferra il bimbo, lo sgozza all’istante. Arriva un altro ufficiale che urla “Basta kaput, basta kaput”. E la carneficina finisce. Ecco, la mia mamma si è salvata così. Ma io tutto questo l’ho saputo tardi, molto tardi, quando ho cominciato a chiedermi il perché di strani comportamenti, delle sua urla notturne, del suo tapparsi le orecchie quando sentiva qualcuno parlare tedesco. Ma non ho saputo da lei. La mamma, per tutta la vita, non mi ha mai detto di Sant’Anna di Stazzema. Solo a 84 anni mi ha raccontato. Ed è mancata poco dopo l’inizio del processo di La Spezia”.

Tagged , , |

Pavia, gli studenti diventano protagonisti

La giornata pavese di Io ho visto, organizzata il 14 aprile dall’associazione culturale Il Demetrio, ha avuto un epilogo diverso dal solito. Dopo la mattinata passata alla scuola Volta e il pomeriggio alla libreria Clu, sempre con Maurizio Schiavo, del Demetrio, le letture di Beppe Soggetti e la moderazione del direttore della Provincia Pavese Pierangela Fiorani, il giornale della città ha dedicato una pagina molto particolare a Io ho visto.

 

Provincia Pavese

Gli studenti hanno commentato il libro, le storie che vi sono raccontate e si sono anche rivolti direttamente, tramite il giornale, ai testimoni che hanno avuto la forza di raccontare le loro storie.
La pagina è stata curata dalla giornalista Marianna Bruschi, che racconta così questa esperienza.

Nei ragazzi e nella forza delle loro reazioni bisogna credere. L’aula magna dell’istituto Volta di Pavia porta più tracce del suo liceo artistico che dell’indirizzo geometri. Così dietro al tavolo dei relatori si vedono sui cavalletti le tele degli studenti. La platea questa volta però di arte non ne sa nulla. Prime e seconde geometri siedono davanti a Pier Vittorio Buffa, davanti alle immagini che si ripetono una dietro l’altra sullo schermo: sono i 33 volti di Io ho visto, sono quei 33 visi segnati dal tempo. Sono quelli che potrebbero essere i nonni di questi ragazzi, nonni che raccontano una storia, la loro storia, tracce di vite distrutte, tracce di vite scampate alla morte. La loro.

I ragazzi faticano a stare seduti, anche quando sentono storie di dolore. Faticano perché non è facile ascoltare, non subito, ci vuole tempo. Le parole però restano. Lo so. È la forza delle loro reazioni, quella in cui bisogna credere. Mi avvicino sempre con discrezione. Ascoltare è un conto, chiedere di spiegare agli altri cosa si prova è un altro. Al Volta di Pavia però sono abituati al mio lavoro di cronista, e in particolare di cronista che si occupa di scuola. Ogni lunedì sul quotidiano la Provincia Pavese esce una pagina che abbiamo chiamato «La Provincia dei Ragazzi». La scrivono loro, niente adulti tra le righe di questa pagina. Certo, spesso si scorge lo zampino degli insegnanti che correggono qualche strafalcione. Ma io a loro lo dico sempre: «Preferisco ricevere un pezzo un po’ sgrammaticato ma scritto dagli studenti». Mi avvicino con discrezione ma anche con severità. Scriveranno su un giornale, che ha tempi diversi dalle consegne scolastiche. L’insegnante, Anna Zucchi, mi ascolta. Le chiedo di far scrivere ai suoi ragazzi un pezzo per raccontare l’incontro con il giornalista Pier Vittorio Buffa. La pagina sarà dedicata interamente a questo, quindi servirà un pezzo principale in cui spiegare l’evento, il libro, le emozioni dei ragazzi. Questo si può fare, mi risponde. A metà settimana la classe scriverà un tema su questa esperienza. Provo a fare un passo in più. Mi piacerebbe, le dico, che i ragazzi scegliessero tre volti dal libro. Tre volti, tre nomi, tre storie. Quelle da cui sono rimasti più colpiti. E chiedo che siano le rughe sulla pelle dei sopravvissuti a ispirare i loro pensieri. Anche questo si può fare, mi risponde.

Il materiale che ho ricevuto è molto di più di tutto questo. Ogni studente ha scritto un tema, ma perché sceglierne uno solo? Una frase da ciascuno aiuta a raccontare il puzzle di emozioni. L’incipit è quello più completo, che descrive per tutti il contesto. Seguono poi estratti dagli scritti della classe, riflessioni, pareri, idee. Nel leggere le firme si ha idea della varietà di storie, volti e provenienze che popolano questa classe al primo anno delle superiori. Gli scritti che mi hanno colpito di più sono quelli ispirati ai volti di Aldo, Adriana e Armando. I ragazzi si sono rivolti direttamente a loro, chiedono come sia possibile il perdono, chiedono un incontro, raccontano di quando era il loro nonno a trasformarsi in un fiume di ricordi. I ragazzi chiedono di ascoltare i ricordi degli altri. «Noi giovani ne abbiamo bisogno», scrivono. E’ il grazie degli studenti ai sopravvissuti che deve farci svegliare, le parole di Andy che dice «tutti potremo così capire che fortuna abbiamo a vivere in un mondo in pace». Ecco perché nei ragazzi e nella forza delle loro reazioni bisogna credere.

Grazie agli studenti del Volta.
E grazie a Marianna Bruschi che ha stimolato e curato un lavoro così particolare.

 

Io ho visto è teatro

Il progetto teatrale di Io ho visto ha preso definitivamente forma.

La giornata di Empoli ha consentito la costruzione di un breve video con alcuni passaggi della performance di Pamela Villoresi.

Lo spettacolo, di cui è iniziata la distribuzione a cura della società produttrice, La Gazzaladra, è promosso dal Comune di Prato in collaborazione con il teatro Metastasio. La supervisione è di Paolo Magelli.

Castelnuovo dei Sabbioni, due ore intense

Due ore intense al museo delle Mine di Castelnuovo dei Sabbioni per la presentazione di Io ho visto. L’evento, promosso dal comune di Cavriglia, ha portato nella navata di quella che è stata la chiesa del paese vecchio, più di cento persone ed è iniziato con la performance di Caterina Meniconi e Chiara Cappelli che, accompagnate dalla musica di Arlo Bigazzi, hanno recitato i capitoli del libro in cui parlano i due testimoni della strage di Cavriglia: Aldo Dini e Sergio Martini. Dini e Martini erano in sala e, insieme a loro, altr tre protagonisti di Io ho visto: Ida Balò e Vittoria Lammioni, testimoni della strage di Civitella Val di Chiana, e Goffredo Cinelli che nella strage di San Pancrazio ha perso il padre.

Al tavolo, insieme all’autore, il sindaco di Cavriglia Ivano Ferri, il procuratore militare Marco De Paolis, lo storico Gianluca Fulvetti, il consigliere regionale ed ex sindaco di Cavriglia Enzo Brogi, l’assessore provinciale alla cultura Rita Mazzetti. Ha moderato Filippo Boni, caporedattore di Valdarno Channel e autore di uno studio di riferimento sulle stragi del 4-11 luglio 1944: “Colpire la comunità”.

Nella stessa sala è stata inaugurata la mostra fotografica con i ritratti di Io ho visto. La mostra resterà aperta fino all’11 luglio

Qui alcune foto dell’evento

Chiara Cappelli interpreta Sergio Martini (la sua foto sullo sfondo)Caterina Meniconi interpreta Aldo Dini (la sua foto sullo sfondo)Chiara Cappelli e Caterina MeniconiArlo BigazziSergio Martini, in primo pianoAldo Dini con la moglieLa mostraDa sinistra: Sergio Martini, Aldo Dini con la moglie, Goffredo Cinelli, Ida Balò, Vittoria LammioniLa mostraDa sinistra: De Paolis, Fulvetti, Borgi, Ferri, Mazzetti, Buffa, BoniLa mostraLa mostraIl sindaco di Cavriglia Ivano FerriEnzo Brogi130610_DSC4097.jpgMarco De PaolisPier Vittorio Buffa e Filippo BoniIda Balò130610_DSC4102.jpg

 

Qui il serrvizio dedicato all’evento da Valdarno Channel

Standing ovation per la Villoresi al Salone di Torino. Fassino: difendere la memoria

Emozionante interpretazione di Pamela Villoresi al Salone del Libro di Torino. L’attrice ha letto alcune pagine di Io ho visto durante la presentazione del libro allo Spazio Piemonte.

All’evento, moderato da Andrea Palombi, è intervenuto il sindaco di Torino Piero Fassino. Fassino ha annunciato che quest’anno verranno ricordate le vittime dei bombardamenti alleati che a Torino uccisero, nel 1943, centinaia di persone. Il sindaco ha poi sottolineato l’importanza di difendere e conservare la memoria. E questo perché, soprattutto le giovani generazioni, sappiano cosa è successo e impediscano che cose come quelle raccontate dai protagonisti di Io ho visto, accadano ancora. Pamela Villoresi ha recitato i capitoli dedicati ai racconti di Cesira Pardini (Sant’Anna di Stazzema) e Fernando Piretti (Marzabotto).

Le due interpretazioni sono state salutate da una vera e propria standing ovation del pubblico. Nel video qui sopra la prima parte dell’intervento di Piero Fassino e, poi, il momento clou dell’evento. Pamela Villoresi finisce di recitare le pagine di Cesira Pardini e il pubblico, che dopo le prime battute dell’attrice aveva riempito gli spalti dell’arena, si alza in piedi e applaude a lungo. Una standing ovation, appunto.

La Libertà

La pagina che la Libertà di Piacenza ha dedicato a Io ho visto

libertà2 libertà2